martedì 12 febbraio 2008

LAIT: NON TUTTI ASSORBONO

L'8 Febbraio 2008 è stato siglato un accordo tra la direzione della LAIT (Lazio Innovazione Tecnologica) e le rappresentanze sindacali in cui l'azienda si impegna a non rendere assorbibile l'istituto contrattuale del superminimo.
Riteniamo che questa sia la strada da seguire, ovvero affermare con accordi di secondo livello quello che il contratto non è riuscito a normare, aprendo delle vertenze in tutte le aziende che procederanno all'assorbimento degli aumenti contrattuali.

Oltre 35 licenziamenti in ITIC Telecom

L’altro ieri, 28 Gennaio 2008, la ormai lunga e travagliata storia dei lavoratori ITIC Telecom S.p.A. ha conosciuto un’altra dolorosa tappa: sono stati licenziati decine di lavoratori!!!!
Il numero esatto lo sapremo solo il primo febbraio, ultimo giorno utile a disposizione dell’azienda per effettuare i licenziamenti. Al momento dovrebbero aggirarsi intorno alle 35 persone, ma il numero sembra in costante crescita.
Tutto ciò è accaduto senza che l’azienda abbia dimostrato la minima disponibilità, nel corso degli ultimi tre anni, a trattare con il sindacato (nel nostro caso specifico con la Fiom, visto che altri sindacati non ce ne sono).
L’ennesimo atto di arroganza, di inciviltà, di assoluto spregio dei diritti dei lavoratori da parte di una azienda che si è concessa di tutto, ma proprio tutto.
Seguono solo alcuni esempi tra i tanti che si potrebbero fare. Nel periodo che va da settembre 2006 ad agosto 2007 la ITIC manda i propri lavoratori in CIGS ed al contempo subappalta ad aziende terze una serie di attività che svolgono da sempre i lavoratori ITIC (come è stato ampiamente dimostrato). Ma non è finita qui: i lavoratori delle terze parti (come loro stessi hanno dichiarato anche alla stessa FIOM alla quale si sono rivolti per rivendicare i loro diritti) lavoravano in nero nel periodo in cui i lavoratori ITIC stavano in CIGS. Non ho motivo di pensare che stessero mentendo, che senso avrebbe? Ma non è finita qui: alcuni di questi lavoratori delle terze parti hanno lavorato per una azienda fondata da uno degli ex proprietari della ITIC: insomma, una cosa tra amici. Una domanda nasce spontanea: come è mai possibile che sia potuto succedere tutto ciò? Io, in qualità di RSU, con tutta la mia inesperienza ed i miei limiti, quello che potevo fare l’ho fatto: quanto appena detto lo avevo segnalato chiaramente e apertamente,chiedendo all’azienda di essere smentito, anche in occasione degli incontri in Federlazio che avevano preceduto l’avvio della CIGS. Altri colleghi ne avevano parlato in assemblea. Questi licenziamenti, illegittimi per i motivi di cui sopra, vengono fatti senza che siano rispettati i criteri stabiliti per legge. Io stesso (solo per fare un esempio ma il discorso si può estendere ad altri colleghi in mobilità) sono stato licenziato mentre altri colleghi che svolgono le mie stesse mansioni, single, più giovani di me, con una minore anzianità di servizio e - non vorrei sbagliarmi - di pari livello, non sono stati coinvolti dai licenziamenti. Pur essendo ben contento per tutti coloro che sono riusciti a conservare il loro posto di lavoro, anche questo aspetto della mobilità dimostra quanto la ITIC faccia carta straccia dei diritti dei lavoratori. Durante gli scioperi organizzati per opporsi ai licenziamenti ingiustificati, la ITIC - nell’intento di ostacolarsi - si è adoperata con tutta una serie di pressioni e minacce verso i lavoratori che dimostravano di volersi mobilitare (minacce che hanno vanificato uno sciopero ed hanno creato un clima di paura in tutti i lavoratori).
L’atto più eclatante è stato affiggere in bacheca le minacce di precettazione. Minacce rivelatesi del tutto infondate come è stato ampiamente dimostrato dalla FIOM presso la commissione ministeriale di vigilanza sugli scioperi. A tal proposito era stato deciso di denunciare la ITIC per comportamento antisindacale. A tutt’oggi ciò non è stato ancora fatto. Mi chiedo il perché. Riguardo il comportamento antisindacale di questa azienda, aggiungiamo pure le vessazioni che ho subito personalmente, vessazioni che hanno visto anche demansionamenti e trasferimenti ingiustificati, da quando sono stato nominato RSU/RLS. Vessazioni che hanno reso impossibile la mia vita lavorativa in azienda, al punto che anche il dramma di un licenziamento sembra una buona notizia, la fine di un incubo. L’ultima è stata l’ennesima richiesta di trasferimento (questa volta solo un tentativo, probabilmente perché avevano già deciso di licenziarmi) che ha fatto seguito alla mia richiesta di poter fare il corso da RLS previsto dalla 626 che da ben due anni e mezzo dalla mia nomina ad RLS non ho ancora fatto nonostante i ripetuti solleciti. A Tal proposito vorrei aggiungere che la ITIC, ad oggi, non si è degnata neanche di una risposta alla lettera di denuncia che recentemente la FIOM ha inviato (forse un po’ tardivamente) all’azienda. Lettera che minacciava la ITIC di una denuncia all’ASL nel caso in cui la ITIC entro il 31 dicembre 2007 non avesse stabilito tempi e modi per effettuare i corsi da svolgere non oltre il 31 gennaio 2008. Che fine ha fatto la denuncia all’ASL?
Riguardo le vessazioni mi preme sottolineare che non hanno riguardato solo me. Mi è giunta voce di colleghi che esasperati sono stati indotti a rassegnare le dimissioni.
Insomma, mi fermo qui, l’elenco sarebbe davvero troppo lungo. E’ doloroso constatare per tutti i lavoratori ITIC ma soprattutto per chi nel sindacato ci ha creduto e continua a crederci, che le azioni della FIOM (non ci sono altri sindacati tra i quali spartire le responsabilità) non ha indotto l’azienda, non dico a comportarsi correttamente – sarebbe troppo – ma neanche a moderare i suoi feroci attacchi.
Io non so se il risultato ottenuto sia il “miglior risultato possibile” ma sicuramente è un risultato deludente. [...]

Andraa Traini
RSU/RLS ITIC

lunedì 11 febbraio 2008

Engeenering acquista Atos Origin Italia

Dopo il parere favorevole dell'Antitrust, il gruppo Engineering ha acquisito Atos Origin Italia designando i 5 nuovi consiglieri della società: Michele Cinaglia, Paolo Pandozy, Armando Iorio, Giuseppina Ninni e Roberto Pellegrini. Il Cda infine ha provveduto a nominare Michele Cinaglia presidente e Paolo Pandozy a.d.
L’acquisizione della società dal gruppo franco-olandese è costata ad Engeenering solamente 45 milioni di euro per una società che nel 2006 aveva un giro d’affari di circa 290 mln di euro e un organico di circa 2500 dipendenti.
Per Engeenering si tratta della più importante acquisizione delle 8 compiute negli ultimi 6 anni. Difatti, l’azienda ora detiene il 7% del mercato nazionale del software e si afferma al primo posto tra le aziende del mercato di riferimento.
In realtà il Gruppo Atos Origin aveva avviato negli anni passati diverse ristruttarazioni che avevano inciso pesantemente sulle sorti delle lavoratrici e dei lavoratori AOI. Che a loro volta provenivano da altre operazioni dello stesso stampo nelle società originarie (Atos O. e SEMA). Riorganizzazioni, o meglio tagli del personale, per poter essere più appetibili sul mercato.
In AO nella prima metà del 2006, la prima ristrutturazione con l’apertura della CIGO. La lotta dei lavoratori portò l’azienda ad accettare di distribuire 9200 ore di CIGO sull’intera popolazione aziendale invece che su poche persone. All’inizio del 2007, con l’arrivo del nuovo CEO parte un nuovo ridimensionamento che prevedeva il taglio di oltre il 10% dell’organico, assieme a degli impegni che dovevano garantire i lavoratori che restavano in azienda, come ad esempio l’istituzione di un Premio di Risultato. Dopo la notizia dell’interessamento di Engeenering ad AOI, quest’ultima muta drasticamente il suo atteggiamento nelle relazioni sindacali, non rispettando quanto sottoscritto in un accordo aziendale, ovvero negando la disponibilità ad istituire il PdR e poi assorbendo gli aumenti contrattuali e affermando che la cifra risultante dall’assorbimento verrà redistribuita dall’azienda ai più poveri e ai più meritevoli. Neanche fosse Robin Hood!
Intanto i lavoratori e le lavoratrici hanno prima dichiarato lo stato di agitazione, articolando un pacchetto di 16 ore di sciopero, il blocco degli straordinari e della reperibilità.
Dal basso alcune delegate e delegati stanno spingendo per uno sciopero unitario di tutto il Gruppo.

Giuseppe Zito
RSU Atos Origin Italia

Il nodo dell'assorbimento del superminino

Ritengo che nel corso di questa trattativa siano stati fatti degli errori principalmente di metodo, che poi hanno condotto ad un’ipotesi di accordo che poco ha a che fare con la piattaforma presentata dai sindacati e sostenuta dalla stragrande maggioranza dei lavoratori.
Quando la trattativa è cominciata, tutti eravamo consapevoli del fatto che la nostra piattaforma fosse ambiziosa per i contenuti importanti, dal punto di vista dei diritti, e anche innovativi. Ma quanto più la piattaforma è rispondente alle esigenze espresse dalle lavoratrici e dai lavoratori, tanto più si deve, poi, contare sul loro sostegno, soprattutto nei momenti delicati e difficili.
La richiesta salariale di 117 euro medi era scaturita da una lunga analisi, e un altrettanto lungo confronto tra FIM, FIOM e UIM, che teneva conto del reale andamento dell’inflazione, sensibilmente al di sopra di quella programmata e, aggiungo, molto dissimile da quella rilevata dall’ISTAT, ma anche della sussistenza di condizioni congiunturali favorevoli, grazie alla ripresa economica e alle misure messe in atto dal Governo per favorire la competitività delle imprese. Quindi, su questo punto c’è subito da dire che era evidentemente pretestuosa la posizione di Federmeccanica, che, legandosi alla lettera all’accordo del ’93 controproponeva 63 euro di aumento: la politica di contenimento salariale non puo’ che basarsi su una efficace politica di controllo e di contenimento dell’inflazione, mentre e’ sotto gli occhi di tutti che da almeno un decennio l’inflazione è totalmente fuori controllo. Quindi, dal mio punto di vista, questa posizione doveva essere messa a tacere da subito, sulla base di questa semplice argomentazione. Invece, in modo propagandistico e pretestuoso, Federmeccanica ha fatto leva sulla crisi del modello contrattuale (sulla quale siamo tutti d’accordo, avendo, pero’ visioni profondamente diverse circa le modalita’ di uscita), per legare il resto della nostra rivendicazione economica alla “produttività”: e qui, sappiamo che, al nostro interno, le posizioni sono differenti, ma se queste cose non ce le diciamo tra noi, visto che insieme comunque si lavora, a chi le dobbiamo dire?
Dal mio modesto punto di vista, non permettendomi di mettere in discussione quanto dicono gli economisti circa la produttività nel nostro Paese, dico però che la soluzione va cercata altrove, non di sicuro nell’allungamento del nostro orario di lavoro, o nella compressione dei nostri salari o dei nostri corpi: va cercata negli investimenti che le aziende non fanno nell’innovazione tecnologica o in una migliore organizzazione del lavoro (che permetterebbe di valorizzare il nostro patrimonio culturale per competere con gli altri Paesi tecnologicamente avanzati), perche’ sono troppo preoccupate a intascare profitti e stipendi da capogiro. Non sarà anche l’altissima sperequazione sociale a creare forti squilibri nell’economia del nostro Paese? Aperta e chiusa la parentesi. Su questo aspetto del salario e della produttività abbiamo perso di vista il nostro percorso (la nostra piattaforma rivendicativa) e ci siamo fatti guidare sulla linea delle “rivendicazioni”, se così si possono chiamare, della nostra controparte. Ciò è emblematico della crisi del modello concertativo del ’93, visto che, ad ogni rinnovo, a fronte della legittima richiesta di adeguamento della retribuzione al costo della vita, si perde qualche pezzetto in termini di diritti. E questo, care compagne e cari compagni, dal mio punto di vista è stato il primo errore.

Il secondo errore è stato, a mio parere, il fatto di subire i diktat e i ricatti della Federmeccanica. Tutti eravamo intenzionati a chiudere il contratto in tempi decenti (chi se li dimentica più i 13 mesi del precedente rinnovo economico?) ma dove è scritto che se non si chiude entro i tempi che dice la controparte e alle sue condizioni, allora questa si senta autorizzata a procedere unilateralmente? Cosa c’è, la dittatura di Federmeccanica? Trovo, senza esagerare, eversivo un tale atteggiamento della controparte e del tutto inaccettabile, nei principi e nella sostanza, da parte della delegazione sindacale. E qui, chiedo venia, gli altri errori si sono susseguiti a cascata, perche’ di fronte a queste enormi difficoltà, evidenti, della trattativa, si doveva tornare dai lavoratori, si doveva inasprire la lotta, magari con uno sciopero generale della categoria e manifestazione nazionale.
Perché, poi, non è stata mai convocata, nel corso della trattativa, l’Assemblea Nazionale? Non si discute del suo ruolo esclusivamente consultivo; la titolarità resta tutta alla delegazione trattante, la quale, semplicemente, avrebbe potuto servirsi a proprio beneficio di questo strumento. Invece, il non aver voluto mollare il tavolo del confronto, sotto il ricatto delle minacciate azioni unilaterali della controparte, ha prodotto un risultato frettoloso.
Nessuno si è accorto, in questa operazione affrettata, dell’enorme pericolo della formulazione che si è data della clausola di non assorbibilità: qui mi rendo conto di affrontare un argomento sconosciuto ai molti di questa platea ma, vi assicuro che, tra breve tempo, il problema sarà chiaro a tutti. Voglio essere diretta: il problema vero di questa clausola non consiste nel fatto che si perde il contatto con i lavoratori “più fortunati” che ricevono stipendi più alti in virtù dei superminimi assorbibili.
Il pericolo, enorme, è che con una clausola così, si legittima la pratica degli assorbimenti, consegnando di fatto nelle mani delle aziende la questione retributiva che viene così sganciata dal CCNL. Quello che mi aspetto nei prossimi mesi e anni è l’estensione di tale pratica in tutte le grandi aziende (Mirafiori inclusa, per dirne una), al fine di rompere la compattezza dei lavoratori, i quali, quando si tratterà di scioperare per il rinnovo contrattuale che non porterà, di fatto, nelle loro tasche alcun beneficio economico, ci penseranno dieci volte. L’impressione che ho, ma spero di sbagliarmi, è che quello che leggiamo sui giornali, a neanche un giorno di distanza dalla chiusura del contratto dei metalmeccanici, circa il progressivo svuotamento del contratto collettivo nazionale, auspicato da Montezemolo ma anche dalla CISL e dalla UIL – inutile nasconderlo –, a favore di non so bene cosa, visto che la contrattazione aziendale non si fa neanche nelle aziende che godono di ottima salute, è già, subdolamente e indirettamente, cominciata, proprio a partire dall’aspetto economico, che, come sappiamo, trascina poi con sé tutto il resto.
Anche qui, tutti sappiamo che le posizioni al nostro interno sono diverse ma, per favore, cerchiamo di essere consapevoli di quello che succede, non prendiamoci in giro e prepariamoci ad affrontare anni difficili per le lavoratrici e i lavoratori, ma anche per il sindacato.
Se, come succederà, bisognerà ridiscutere il modello contrattuale, ho delle richieste da fare:

sul metodo:
1. che si discuta nei luoghi di lavoro una piattaforma che venga sottoposta al consenso dei diretti interessati, prima di essere presentata alla Confindustria;
2. che si chieda il sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici durante la trattativa, affinché venga accolta l’impostazione di massima presentata dal sindacato;
3. che si sottoponga a referendum certificato l’ipotesi di accordo tra tutti i lavoratori e le lavoratrici;

sul merito:
4. che, almeno, si contempli l’ipotesi del ripristino di meccanismi automatici di adeguamento dei salari al costo della vita, perché le mobilitazioni che ci aspettano saranno per la riconquista dei diritti progressivamente persi, in questa fase storica chiaramente regressiva.

Sabina Carli
RSU Softlab